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ORIGINI

Le origini di Ripalimosani, paesino a 7 km da Campobasso, risalgono a molti secoli fa quando la zona era abitata dalle antiche popolazioni, quali Caudini, Pentri e Frentani, tutti genericamente indicati come Sanniti, popolazioni di forti guerrieri. Le prime notizie certe che testimoniano l’esistenza del paese trovano scrittura nella “Pergamena Montaganese” del 1039, nella quale contiene la concessione in pieno e libero godimento, da parte dei Principi di Benevento Pandolfo III e Landolfo IV, a taluni forestieri e agli abitanti, e si descrivono i confini di Montagano, citando per ben tre volte il territorio di “Ripae”.

TOPONOMASTICA

Un’antica tradizione narra che, dopo la distruzione di Tiferno, a causa di un violento terremoto, i cittadini della stessa si rifugiarono a Limonano, paese confinante. In seguito, con l’aiuto degli abitanti di quest’ ultima, venne riedificato il paese natio e in riconoscenza del popolo Limosanese, al nuovo nome del paese, “Ripa”, aggiunsero quello di Limosano. Certo è che il secondo nome fu dato assai dopo la sua fondazione per distinguerlo da altra Ripa (Ripabottoni) esistente nello stesso Contado, non a caso, i coltissimi Riccardo s’intitolavano semplicemente Marchesi di Ripa.

DEMOGRAFIA

Dal libro di A. Mancini (1939) si legge: “I naturali di Ripalimosani sono attivi, laboriosi, ed industriosi: svelti di mente ed acuti: sobri, educati ed ospitali.” Lasciando ai forestieri il commento sul nostro carattere, nello stesso libro troviamo il numero degli abitanti nelle varie epoche, e faceva 133 fuochi nel 1532; 151 nel 1545; 218 nel 1561; 186 nel 1648; 226 nel 1699; 3064 ab. nel 1780; 3314 nel 1795; “Qui,-disse l’abate Longano-, tutte si maritano con dote e senza dote, dritte o gobbe, con un occhio o due, e d’anni forse quindici, si trovano con figli”.
Nel 1844 il censimento registra una popolazione di 3768 abitanti, toccando punte di 4007 nel 1859. I n seguito incomincia a decrescere perché molti contadini ed artigiani emigrano nelle Americhe e nel 1911 la popolazione si riduce a 2816 per poi stabilizzarsi intorno ai 2500 abitanti attuali.

URBANISTICA

Le origini del comune di Ripalimosani sono da far risalire all’incirca all’anno 1000, secolo in cui venne edificato il palazzo ducale che rappresenta ancora oggi, insieme alla chiesa, il nucleo intorno a cui si è sviluppata l’edificazione del borgo. Sulle origini medioevali di esso d’altra parte, oltre alle varie notizie estrapolate da documenti storici, ne è testimonianza la caratteristica forma a fuso in cui da un asse principale che lo attraversa longitudinalmente, l’antica via di Mezzo, ora via P.N.F. Giampaolo, si dipartono vari vicoli trasversali che distribuiscono l’accesso all’edificato.
L’asse divideva l’abitato in due contrade: quella degli artigiani e quella più a valle dei contadini; ancora più a valle inoltre c’era la zona dei gessaiuoli ed i fabbricati attinenti al castello formavano il borgo dei galantuomini. Il borgo degrada dal castello verso valle e sorge su di un ripido costone arenaceo. Fu dopo il 1600 che l’abitato incominciò a estendersi fuori le porte (Porta Iannucci ad occidente, Porta del Borgo ad oriente, Porta Grande o della Chiesa a mezzogiorno) dalla parte orientale e da quella meridionale, in prossimità della chiesa di S. Antonio. Ora l’abitato si va estendendo lungo la rotabile che porta a Campobasso, con uno sviluppo urbanistico aderente alle previsioni dell’attuale programma di fabbricazione.

L’abitato di Ripalimosani risulta inserito in un contesto di verde attrezzato che avvolge la parte a monte del paese caratterizzando, dal punto di vista ambientale, l’ambito urbano. Il costone presenta pareti pressoché verticali dalle cui sommità si elevano i fabbricati del borgo. Questa circostanza conferisce una caratteristica di notevole pregio urbanistico poiché tali edifici, che in alcune zone intersecano l’affioramento roccioso, forniscono un’immagine suggestiva e di rara bellezza tra le facciate ed il tufo con un continuum di materiali che presentano tonalità di colori ed un effetto cromatico di insieme bene amalgamato.

ECONOMIA

Ripalimosani era considerato il paese delle piccole industrie, in quanto per naturale inclinazione tutti erano dediti al commercio. Varie erano le attività, come le industrie del gesso, della tela, del vino, ma quella che ha dato lustro alla storia di Ripa e che lo ha fortemente caratterizzato per oltre un secolo è stata l’industria del cordame.
Favorita dalla natura con ampie cave di solfato di calcio, specie in prossimità della stazione ferroviaria, i gessi di Ripa venivano esportati in ogni parte dell’Italia meridionale su centinaia di asinelli, prima, e con tecniche di produzione e trasporti più moderni, in un secondo tempo.
Ma il mestiere per eccellenza a Ripa era “U FENIERE” che produceva canape di ogni sorte, dai fortissimi assarti agli spaghi più sottili. I funari di Ripa giravano il mondo, nelle più lontani parti del Regno, si trovavano sempre: ed i prodotti, per eccellente lavorazione, erano ricercatissimi.
La lavorazione avveniva in un’apposita area del paese chiamata appunto “Orto dei funai” ed in questa “ singolare officina all’aperto – scrive A. Mancini – una volta si giravano cinquanta ruote, e duecento persone, tra maschi e femmine, dall’alba al tramonto, vi si muovevano in un lavoro assiduo”. Accanto ai funi bisogna ricordare l’altra piccola industria, più femminile, per la fabbricazione dei panni di lana e della “tela di casa”. Ancora il Mancini scrive: “Non c’era casa dove non vi fosse un fuso per filare la lana. Nel 1863 vi erano, in paese, duecento e più telai.
I rotoli di tela che ne uscivano non giacevano in attesa di compratori. Essendo la tela assai ricercata, famiglie agiate di Ripa e della vicina Campobasso ne compravano tanta, da servire non solo ai bisogni di casa, ma anche a preparare, innanzi tempo, la dote alle future spose.
Anche se il territorio ripese non ha una rilevante quantità di vigneti, dal paese venivano pure esportate oltre tremila quintali all’anno di ottimo vino, bianco o rosso, per tutte le gradazioni e per tutti i gusti, con un sapore ed aroma che lo faceva facilmente distinguere fra tutti.
Va ricordata inoltre, tuttora presente, la fabbrica dei colori in contrada Taverna del Cortile della ditta Giampaolo di Ripalimosani e, non di meno, la manifattura di un pane speciale che è ancora molto apprezzato e ricercato a Campobasso.

SUCCESSIONI FEUDALI

Tra le prime notizie più o meno certe, Gianvincenzo Ciarlanti nelle sue Memorie dà per feudatario di Ripalimosani nel 1311 Guglielmo d’Alemagna o Alemanni, oriundo di Germania. Le notizie anteriori a questa data hanno scarso fondamento e vanno prese con molta cautela.
Dagli Alemagni il feudo passò alla famiglia Aldomoresco, oriunda della Grecia, con tre titolari: Matteo, ciambellano della regina Giovanna I; Angelo, capitano generale delle milizie di Re Ladislao; ed in ultimo Riccardo.
- Nel 1417 Riccardo Aldomoresco vendè Ripalimosani a Guglielmo di Gambatesa Conte di Campobasso. Il Gambatesa alienò successivamente la terra in favore di suo fratello Carlo, Conte di Termoli, il quale l’assegnò, in dote, alla figlia Violante sposa di Sforza Gambacorta, in occasione delle nozze avvenute anteriormente al 1459.
- Nel 1495 i Gambacorta e i Gambatesa furono privati dei loro feudi, per fellonia, dal Re Ferrante, e Ripalimosani passò ad Andrea di Capua Duca di Termoli.


- Nel 1516 o 17 Marino Mastrigiudice acquistò il feudo da Ferrante, figlio di Andrea di Capua, divenendo signore di Ripa col titolo di Marchese. Il Mastrogiudice restaurò ed ampliò il vecchio palazzo e sul portale di esso fece murare una scritta datata 1521. A Marino successe Fabio il quale, per debiti, fu costretto, nel 1539, a vendere il feudo col patto di riscatto. Acquirente fu Giovanvincenzo del Tufo, ma trascorsi pochi anni i Mastrogiudice, avvalendosi del patto, lo riacquistarono per poi rivenderlo definitivamente nel 1559.
- Nel 1559 Ripalimosani fu venduta quindi da Isabella Mastrigiudice a Nicola Francesco di Costanzo.
- Nel 1584 Fulvio, figlio e successore di Nicola Francesco, vendè la terra a Giovannantonio di Stefano.
- Nel 1596 il di Stafano lo assegnò al proprio figlio Salvatore in occasione delle nozze con Violante di Sangro.
- Agli inizi del secolo XVII Salvatore di Stefano vendè Ripa ai Riccardo, illustre famiglia patrizia con componenti di alte dignità ecclesiastiche e civili.
- Nel 1616 a Fabio Riccardo, Marchese del feudo, nonché fratello di Giulio Cesare Riccardo arcivescovadi Bari, deceduto, gli successe il figlio Francesco Maria ed a costui il fratello Girolamo. La famiglia Riccardo curò la manutenzione e l’allestimento del palazzo arricchendolo di una torre sulla cui facciata fece murare una scritta datata 1609. Fece scavare inoltre anche un pozzo nel chiostro, tramandandone ai posteri il ricordo con una scritta datata 1626.
- Nel 1647 e 1648 Guglielmo Riccardo vendè il feudo a Francesco Capecelatro, Marchese di Lucito, con diritto di riscatto, il quale tornò successivamente in possesso e lo lasciò in eredità alla sorella, andata in sposa ad un Castrocucco.
- Dal 1669 al 1770 la famiglia Castrocucco, d’origine francese, possedette il feudo fino a Caterina Castrocucco che andò in sposa a Ottavio Mormile, già Duca di Campobasso e di Castelpagano. La famiglia Mormile ebbe tre Marchesi di Ripalimosani: Ottavio, Nicola ed Ottavio jr. fu l’ultimo titolare di fatto, fino al 2 agosto del 1806 con la soppressione della feudalità, ed Ottavio jr. conservò il titolo di Marchese, ma non avendo più nulla da rappresentare vendè tutte le sue terre a particolari di Ripa: quelle usurpate furono rivendicate dalla Università.