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ORIGINI E STORIA
a cura di Nicola Felice
Campobasso è capoluogo di provincia e di regione. Le sue origini
possono essere individuate nel periodo osco quando, sul colle sovrastante
l’attuale città, fu insediata una fortificazione atta alla
sorveglianza del territorio circostante e del braccio tratturale Matase-Cortile.
Alcune tracce residue della cinta muraria sembrano confermare tale ipotesi.
Notizie certe della sua esistenza si hanno nel periodo longobardo.
Secondo alcuni era inizialmente suddivisa in due contrade: una detta
“Campus de Prata” e l’altra “Campus Vassus o
Campus Vassallorum”. Con la distruzione della prima il rimanente
borgo avrebbe poi assunto la definitiva denominazione di “Campus
Bassus” a indicarne la posizione rispetto al castello che la dominava.
Recenti orientamenti propendono, in realtà, a individuare il
sito di “Campus de Prata” nell’odierna, ma distante,
cittadina di Campodipietra. Il piccolo borgo era assoggettato, a quei
tempi ai conti di Bojano che mantennero il feudo fino al XII secolo
circa quando subentrò la famiglia dei De Molisio ( sec. XII –1326
).
Le fonti storiche non concordano circa la denominazione feudale del
luogo all’epoca del regno di Roberto d’Angiò. La
serie certa delle famiglie feudatarie si ha dal 1330 in poi con le famiglie:
1. Monforte-Gambatesa (1300(?)-1495) tra cui Nicola II costruttore del
maniero sovrastante la città nonché possessore di una
zecca che produsse almeno tre monete oggi conosciute.
2. Di Capua (1495-1559);
3. Gonzaga (1559-1638);
4. Vitagliano (1638-1639);
5. Carafa (1639-1740);
6. Romano (1740-1806); famiglia popolana di onesti costumi, il cui primo
titolare Salvatore, fu
eletto dall’accordo comune del popolo all’atto dell’affrancamento
del feudo. Gli successero
Gregorio e Pasquale ultimo titolare.
La città segui’, quindi, le sorti del Regno di Napoli.
Con la rivoluzione Napoletana del 1799 fu assegnata al Dipartimento
del Sangro e dichiarata capoluogo di Cantone. Nel 1806 venne elevata
a capoluogo di Distretto divenendo, più tardi, capoluogo della
Provincia del Molise.
Nel 1814, allorquando Gioacchino Murat autorizzò la costruzione
di nuovi edifici fuori delle mura medievali, la città si espanse
nel piano in un disegno di matrice anch’essa murattiana.
Dopo il plebiscito del 1860 passò all’Italia. Diede prova
di patriottismo allorquando, nello stesso anno, mandò numerosissimi
volontari sotto le insegne garibaldine.
Durante il primo conflitto mondiale molti suoi cittadini vennero inquadrati
in quel 14° Reggimento di Fanteria “Campobasso” che,
oltre a dare prova di valore sugli altipiani del Carso e di Asiago,
registrò l’assoluta assenza di episodi di diserzione. La
bandiera del reparto, conservata nel Sacrario delle Bandiere al Vittoriano
di Roma, fu decorata di medaglia d’oro al valor militare.
Il ventennio fascista, oltre a segnare una svolta politica generale,
vede il capoluogo alle prese con un moderato sviluppo urbanistico che
la doterà di diversi edifici quali quello della GIL, dell’Istituto
Antitubercolare, l’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri,
il palazzo delle Poste, il nuovo Tribunale, la Camera di Commercio ed
altri ancora che cominciarono a dare l’aspetto che meritava un
vero capoluogo di provincia.
Si mise mano, poi, ai restauri del simbolo cittadino, il castello Monforte
inserendovi, all’interno, il Sacrario dei Caduti. Verrà
ridisegnata, inoltre, la toponomastica intitolandola ai personaggi che
più avevano dato lustro alla città.
Con l’entrata della Nazione nel secondo conflitto mondiale Campobasso
segue l’alternarsi delle vicende belliche. Tra il settembre e
l’ottobre 1943 viene a trovarsi al centro di combattimenti tra
le truppe tedesche in ritirata verso l’Abruzzo e quelle alleate
avanzanti da Foggia. Tali operazioni provocano la distruzione di diversi
opifici e alcuni edifici pubblici tra cui il municipio dove va distrutto
l’intero archivio contenente, tra l’altro, alcune pergamene.
Si registrerà, inoltre, la morte di 38 civili, tra cui il vescovo
della diocesi mons. Secondo Bologna, e un numero indefinito di feriti
a causa, soprattutto, degli intensi cannoneggiamenti attuati tra ottobre
e novembre di quello stesso anno. L’occupazione militare alleata,
messa in essere dalle truppe canadesi, e il relativo controllo amministrativo
- politico sarà presenza costante per circa due anni tanto che
la città verrà ribattezzata “Canada Town”
o “Maple Leafe City” (città della foglia d’acero).
Campobasso si ritroverà, dopo il passaggio del fronte, ad affrontare
un altro nuovo e grave problema: la bonifica del territorio da ordigni
bellici. Questa triste eredità lasciata dagli eserciti in lotta
che tante vittime mieteva tra la popolazione civile (nel territorio
urbano se ne conteranno 5) fece accorrere, come in altre occasioni,
molti cittadini alla chiamata della prefettura onde poter avere la possibilità
di effettuare i corsi per rastrellatori civili di mine mestiere sconosciuto
e, allora come oggi, di estrema pericolosità. L’opera di
sminamento sistematico, iniziata nel gennaio 1945 e terminata a novembre
1948, tocca tutto il territorio regionale e, in particolar modo, i Comuni
attraversati durante l’inverno e la primavera 1943/44, dalla cosiddetta
“linea Gustav”. Le condizioni di lavoro risultarono molto
pesanti anche per l’elevato tributo di sangue pagato. Tant’è
che alla fine delle operazioni si contarono 26 caduti, 63 feriti e 5
mutilati grandi invalidi. Tra essi sono compresi i 18 allievi rastrellatori
deceduti, a seguito dello scoppio di una mina Teller, nell’edificio
del Tiro a Segno Nazionale, il 21 giugno 1946.
Per tale preziosa opera il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi
Scalfaro, con decreto del 28 aprile 1995, concedeva alla città
la medaglia di bronzo al merito civile con la seguente motivazione:
“Nell’immediato dopoguerra offriva un cospicuo contributo
all’opera di bonifica del territorio organizzando gruppi di rastrellatori
civili di mine che, con la loro opera e l’inevitabile costo di
vite umane, consentirono la prima fase della ricostruzione e della ripresa
del Paese”.
Campobasso, 1944-1948.
Dal punto di vista ricostruttivo il secondo dopoguerra sarà,
come per altri territori, lento ma vedrà la rinascita di tutte
quelle attività fermate dal conflitto. L’espansione urbana
degli anni ’60 e ’70 e il distacco del Molise dall’Abruzzo
accentuerà ancor di più il ruolo di Campobasso quale principale
entità burocratico- amministrativa della regione scalzato, negli
anni ’70, solo parzialmente dalla costituzione della Provincia
di Isernia e, dal punto di vista produttivo, dalle nascenti zone industriali
di Termoli e Venafro. Oggi la città si presenta con un centro
storico a forma di ferro di cavallo addossato al colle sant’Antonio.
Esso mostra ancora l’originaria struttura medievale pur avendo,
al suo interno, edifici costruiti, prevalentemente, tra il XVII e il
XVIII secolo. Il resto della struttura urbana si espande, invece, sul
piano dove sono collocati i principali edifici pubblici e le attività
commerciali, mentre le poche attività produttive si concentrano
nella zona industriale di Colle delle Api posta all’estrema periferia
nord.
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