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Le grotte presenti nel settore orientale del Matese, secondo i dati
attuali, sono 11. Esse possono essere suddivise in tre gruppi morfologici
essenziali:
- Pozzi di assorbimento;
- Risorgenze;
- Abissi.
Nel primo gruppo rientrano quelle cavità di assorbimento e/o
le fessure allargate per corrosione e crolli, a prevalente sviluppo
verticale e con profondità di qualche decina di metri al massimo
(M3, Buco Napoli, Tronchetto, Pisolo, Inghiottitoio del Fosso, Campo
carsico, Buco nell'acqua). Tali pozzi presentano un ingresso molto piccolo
ed angusto e terminano con frane o strettoie impraticabili. L'ubicazione,
al fondo di una dolina, nell'alveo di un vallone o a mezza costa sul
versante, è apparentemente casuale; in realtà essi si
sviluppano esclusivamente lungo il tracciato della grotta Cul di Bove
con la quale esiste sicuramente un collegamento non praticabile, al
momento, dagli speleologi.
Nel secondo gruppo rientrano le risorgenze Ianara e Capo Quirino costituite
da condotti carsici impostati su fratture a prevalente orientamento
E-O. Esse si attivano solo in occasione di eventi particolarmente piovosi
allorché fuoriescono improvvisamente portate d'acqua sifonanti
dell'ordine di qualche centinaio di litri al secondo. Tali risorgenze
sono ubicate all'interno di valloni e si sviluppano quasi interamente
lungo di essi risalendoli. In particolare la risorgenza Ianara risale
fino a congiungersi verosimilmente con il meandro Cul di Bove, la risorgenza
Capo Quirino invece risale quasi a giorno fino alla base di un pozzo
ostruito in alto da terra e radici.
Nel terzo gruppo, infine, rientrano gli abissi Pozzo della Neve e Cul
di Bove caratterizzati da uno sviluppo prevalentemente orizzontale nel
primo tratto, con lunghe gallerie e meandri che arrivano fino a circa
250 metri di profondità, e decisamente verticali nel secondo
tratto, con profondi pozzi in rapida successione fino a circa 1000 metri
di profondità. L'abisso Pozzo della Neve risulta più complicato
essendo costituito da un ramo principale orientato dapprima E-O e poi
N-S, da alcune diramazioni attive lungo il meandro orientate anch'esse
N-S, e da un ulteriore ramo (Addio all'Impero) parallelo al principale
disposto ancora una volta secondo la direttrice E-O. L'abisso Cul di
Bove, invece, si sviluppa pressoché interamente lungo lo stesso
ramo orientato sempre lungo la direttrice generale E-O; esso inoltre
presenta nel tratto iniziale un'interdigitazione costituita dalle condotte
carsiche di drenaggio della conca endoreica denominata "Piscina
Cul di Bove". E' interessante notare come il tratto orizzontale
di Cul di Bove rappresenta l'ideale continuazione in sotterraneo della
rete idrografica superficiale che scompare in corrispondenza della "Piscina"
per poi ricomparire più a valle.
Italo Giulivo - tratto da: IL MATESE
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