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L'aneddoto più raccontato è quello che riguarda Benedetto
Croce. Lo scrittore abruzzese, rimproverando un barbiere londinese per
l'uso di rasoi scadenti, si sentì rispondere: "Ma qui non
si trovano lame del Molise". Ogni tradizione artigiana che si rispetti
ha la propria letteratura di supporto. E così anche nel cuore
del Molise, dove si producono lame da quasi sette secoli, la recente
riscoperta e valorizzazione di quella che a lungo è stata solo
un'attività di sopravvivenza ha assunto risvolti perfino culturali.
A Frosolone, centro di 3500 abitanti nella giovane e antica provincia
di Isernia, infatti, l'arte di produrre lame ha origini molto remote.
Qualcuno fa risalire la tradizione al Trecento, quando nel borgo si
cominciarono a lavorare i metalli per produrre le armi dei Monforte,
la dinastia dominante nella regione. Con il tempo la forgia dei metalli
si
è affinata e alla produzione militare si è affiancata
quella di arnesi per l'agricoltura e, appunto, le prime forbici e coltelli
d'uso domestico. Le cronache dell'Ottocento esaltano la qualità
della produzione molisana e citano gli artigiani frosolonesi Giustino
e Luigi Fazioli, premiati con medaglia d'argento all'esposizione di
Napoli del 1828. I prodotti spesso prendono la denominazione degli stessi
artigiani: in Germania furoreggia a tal punto il "Giordano"
che gli
industriali teutonici ne producono delle copie a basso costo (l'originale
si vendeva a 12 lire mentre una dozzina di tedeschi costava 18 lire).
Per quanto tecnico, il racconto di Felice Puniello, uno degli artigiani
che hanno contribuito a scrivere la storia dell'arte frosolonese, è
significativo: "Nell'originale del coltello molisano, per la copertura
del manico veniva usato corno di bue bianco, che, dopo le diverse fasi
di lavorazione, come la segatura, il riscaldamento, la fiamma, la schiacciatura
e il raffreddamento, veniva appiattito e ripulito dalle incrostazioni
e ridotto allo spessore giusto. Con una seconda fase si operava una
migliore pulitura e con una pennellata di acido nitrico, da bianco si
faceva diventare giallo. Dopo un'ora, tenendo conto dell'ambiente e
della stagione, si passava all'operazione macchiettatura, che consiste
in una pomata di polvere di calce vergine e un pizzico di minio diluito
con lisciva ricavata da bollitura di cenere vegetale. Con tale composto
si macchiava la parte superiore del manico per farlo risultare macchiatteta
di nero. Ecco, questa è la differenza tra artigianato e industria".
Alla fine dell'Ottocento, a Frosolone erano un centinaio le botteghe
artigiane che assicuravano perlomeno la sussistenza ad altrettante famiglie.
Anzi, nel 1907 si registrò la nascita - straordinaria per il
nostro Mezzogiorno - di una cooperativa dell'acciaio lavorato con 31
azionisti. Attività che ha in parte salvaguardato il paese dall'emorragia
migratoria a cavallo tra i due secoli, triste primato detenuto dal Molise
(anche se Frosolone nell'Ottocento ha raggiunto gli 8 mila abitanti,
secondo centro della regione per popolazione). Ma la legge Giolitti
del 1911, che impedì la produzione e la vendita di coltelli con
lame superiori a quattro centimetri, determinò la crisi del settore,
aprendo le porte all'emigrazione oltreoceano. In questi anni, ad esempio,
la famiglia Miranda, originaria di Frosolone, creò negli Stati
Uniti la Imperial Knife, una delle principali multinazionali del settore.
E non mancano risvolti da "indotto". Il limitrofo paese di
Sant'Elena Sannita, a tre chilometri da Frosolone, dai 2 mila residenti
di inizio secolo, è oggi completamente svuotato da un'emigrazione
fatta perloppiù di arrotini (grazie alla produzione frosolonese),
oggi - per una naturale crescita professionale determinata anche dalle
richieste dei barbieri - trasformati in profumieri di successo con 230
negozi solo nella Capitale ed altrettanti nell'Italia centro-meridionale.
La mostra mercato, quindi, contribuirà ulteriormente a consacrare
l'antico borgo quale capitale meridionale del settore, richiamando gli
espositori degli altri centri-simbolo dell'artigianato settoriale (ad
esempio i toscani di Scarperia, gli umbri di Foligno, i lombardi di
Premana, fino a sardi di Olbia e Arzachena). Quali siti ideali e fedeli
alla tradizione saranno riutilizzate le vecchie botteghe del centro
storico, che costituiranno un percorso espositivo snodato attraverso
i caratteristici vicoli del paese.
Gli amanti del genere potranno ammirare e acquistare non solo l'ampia
gamma di coltelli e forbici "impiegabili per una cinquantina di
scopi diversi" - come assicurano gli artigiani - ma imbattersi
anche nelle altre attrattive del piccolo centro. Ad iniziare dalla montagna,
dove, a testimonianza della civilità pastorale fatta di transumanze
e di un'ottima produzione casearia, è possibile visitare i casali
degli ultimi pastori.
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